Un percorso sul filo della cultura europea,
tra botanica e filosofia.

Tra le tante attività che si possono svolgere a Varese, merita particolare attenzione il Palazzo Estense con i suoi Giardini.

 

Progettato nel ‘700 come residenza di Francesco III d’Este, governatore della Lombardia per conto di Maria Tersa d’Austria, è famoso anche per il bellissimo parco, un complesso a cui Stendhal faceva riferimento come la “Versailles di Milano”.

 

Passeggiare nei Giardini di Palazzo Estense significa lasciarsi sfiorare dalla storia del Vecchio Continente; un percorso da fare a passi lenti, lasciandosi guidare dal canto della natura.

 

 

I giardini, disegnati da Giuseppe Antonio Bianchi, sono ispirati a quelli del palazzo imperiale di Schönbrunn, a Vienna.

Inizialmente il parco fu concepito come il classico giardino all’italiana, con influenze francesi.
Intreccio di forme geometriche, ordine e simmetria, la prima parte del parco si raccoglie intorno al palazzo con un’impostazione su un rigido impianto prospettico.

Dal cortile d’onore, racchiuso tra il corpo centrale e le due ali del palazzo, si apre una vista mozzafiato che riempie gli occhi e allarga io cuore: dal parterre ampio, caratterizzato dal largo viale, si dipana una rete di vialetti fiancheggiati da aiuole che ospitano piante a basso fusto.

 

Tasso, bosso e ligustro qui celebrano l’arte topiaria del Settecento europeo.

In fondo al viale cielo e terra si fondono nello specchio d’acqua della grande fontana, che segna il punto di incontro con la parte più boschiva del giardino.

Già dalle origini il rigore formale del parco era infatti controbilanciato dalla presenza di un’area adattata a roccolo, per soddisfare la passione per la caccia del Duca.

Unica traccia oggi visibile di quell’antica vocazione, tra querce, olmi e castagni, è una torretta posta sulla collina.

 

 

Nel corso dell’Ottocento, con il mutare della concezione del rapporto tra uomo e natura, il parco si arricchì di elementi romantici, più in linea con il sentire di quegli anni e in particolare con gli influssi della Scapigliatura, più vicina al Romanticismo francese di Baudelaire che a quello italiano di Manzoni.

Il rigore geometrico cede il passo ai sentimenti: il giardino è ora un luogo in cui l’emozione, la sorpresa e il selvaggio prevalgono sulla progettazione formale.

L’acqua che sgorga dalle rocce, simbolo della natura spontanea che vince sui vincoli posti dall’uomo, assume un ruolo predominante.

 

Nel parco compaiono conifere, un magnifico cedro del Libano, magnolie, camelie e tuje: un disordine, seppur controllato, che accoglie spazi di sosta per gli ospiti, e un laghetto dei cigni immerso nel carpineto.

 

Il parco dei Giardini Estensi, che include anche i giardini di Villa Mirabello e di Villa Litta Modigliani ed è considerato uno dei più belli del Nord Italia, è sempre aperto al pubblico: un dono di valore della città di Varese ai propri cittadini.

Un luogo in cui toccare la storia immersi nel benessere della natura e ritrovare il respiro dell’anima.

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